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Arcobaleno
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top
In mwcafisica dell'atmosfera e mwcqmeteorologia, l'mwcgarcobaleno è un fenomeno mwcwatmosferico che produce uno mwdaspettro continuo di mwdqluce nel mwdgcielo quando la luce del mwdwSole attraversa le gocce d'mweaacqua rimaste in mweqsospensione dopo un mwegtemporale, o presso una mwewcascata o una mwfafontana.cite-ref-ngs-1-0[1] Lo mwgqspettro elettromagnetico dell'arcobaleno include mwgglunghezze d'onda sia visibili sia non visibili all'mwgwocchio umanocite-ref-ngs-1-1[1], queste ultime rilevabili attraverso uno mwiaspettrometro.cite-ref-ngs-1-2[1]

Contents

Storia
Forma
Note

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Storia

Il filosofo greco mwswAlessandro di Afrodisia nel mwtaII-mwtqIII secolo descrive il fenomeno che si verifica quando si hanno due archi di arcobaleno: la zona di cielo al di sotto dell'arco principale, l'inferiore, appare più luminosa di quella al di sopra.

Si pensa che siano stati l'astronomo persiano mwtwQuṭb al-Dīn Shīrāzī (1236–1311) o forse il suo allievo mwuaKamāl al-Dīn al-Fārisī (1260–1320) ad aver dato per primi una descrizione abbastanza accurata del fenomeno dell'arcobaleno.cite-ref-2[2]

Nella prima metà del mwvgXIII secolo mwvwRuggero Bacone continua il lavoro di mwwaRoberto Grossatesta sulla luce scrivendo mwwqmwwgOpus Majus (nel 1268) sugli esperimenti con la luce che attraversa i cristalli e le goccioline di acqua che mostrano i colori dell'arcobaleno. Bacone misurò l'angolo tra la luce incidente del Sole e la luce diffusa dai due archi, ottenendo 100° e 50°.

Nel mwxaXIV secolo mwxqTeodorico di Freiberg ipotizzava che il fenomeno dipendesse dalla riflessione della luce solare e condusse esperimenti sopra bocce sferiche riempite d'acqua, fornendo nel mwxg1307 una spiegazione teorica accurata di entrambi gli arcobaleni: quello primario e quello secondario. Egli spiegò l'arcobaleno primario, notando che «quando la luce solare cade sulle singole gocce di umidità, i raggi subiscono due rifrazioni (una all'ingresso e una all'uscita) e una riflessione (sul retro della goccia) prima di essere trasmessa all'occhio dell'osservatore».cite-ref-3[3] Spiegò l'arcobaleno secondario attraverso un'analisi simile che coinvolgeva due rifrazioni e due riflessioni.

mwzaMarco Antonio de Dominis pubblica nel 1611 l'opera mwzqTractatus de radiis visus et lucis in vitris, perspectivis et iride sul mwzgtelescopio e sull'arcobaleno: di questo dà una spiegazione convincente. Egli dichiara anche di aver condotto esperimenti simili a quelli di Teodorico di Freiberg, ma è fondato il sospetto che conoscesse antiche opere sull'argomento.

mwbaCartesio, nel mwbq1637, migliorò ulteriormente questa spiegazione. A partire dalle leggi di rifrazione che portano il suo nome (fra l'altro è sua la dotta dimostrazione matematica del perché l'arcobaleno ha forma semicircolare utilizzando il calcolo infinitesimale) presenta mwbgLes Météores del 1637 una spiegazione simile a quella di de Dominis senza citarlo, forse per non incorrere nella disubbidienza alla mwbwDamnatio memoriae pronunciata dalla Chiesa nei confronti dell'ex mwcaarcivescovo dalmata.
Sapendo che la dimensione delle gocce di pioggia non sembrava interessare l'arcobaleno osservato, egli sperimentò il passaggio di raggi di luce attraverso una grande sfera di vetro riempita di acqua. Misurando gli angoli dei raggi emergenti, egli concluse che l'arco primario era causato da una singola riflessione interna all'interno della goccia e che il secondario poteva essere causato da due riflessioni interne. Fu in grado di dedurre questo con una derivazione della legge della mwcgrifrazione (successivamente, ma indipendentemente da mwcwSnell) e calcolò correttamente gli angoli di entrambi gli archi. La sua spiegazione, tuttavia, era basata su una versione meccanica della teoria tradizionale secondo la quale i colori erano prodotti da una modifica della luce bianca.

mwdqIsaac Newton riprende l'argomento nella sua opera mwdgOptics dando credito a de Dominis di aver spiegato il fenomeno per primo e in autonomia. Newton fu il primo a dimostrare che la luce bianca era composta dalla luce di tutti i colori dell'arcobaleno, che potevano essere separati in uno spettro completo di colori da un mwdwprisma di vetro, respingendo la teoria che i colori fossero prodotti da una modifica della luce bianca. Egli mostrò anche che la luce rossa veniva rifratta meno della luce blu, il che portò alla prima spiegazione scientifica delle principali caratteristiche dell'arcobaleno.
Isaac Newton originariamente (mweq1672) distinse solo mwegcinque colori primari: mwewrosso, mwfagiallo, mwfqverde, mwfgblu e mwfwvioletto.

Solo più tardi introdusse l'mwmqarancione e l'mwmgindaco, dando sette colori in analogia con il numero di note in una scala musicale.cite-ref-4[4]

La teoria corpuscolare di Newton non fu in grado di spiegare gli arcobaleni supernumerosi, e una spiegazione soddisfacente non fu trovata prima che mwwaThomas Young capisse che in certe condizioni la luce si comporta come un'onda, e può mwwqinterferire con sé stessa. Il lavoro di Young fu perfezionato nel mwwg1820 da mwwwGeorge Biddell Airy, che spiegò come la forza dei colori dell'arcobaleno dipendesse dalla dimensione delle gocce di acqua. Le descrizioni fisiche moderne sono basate sullo mwxaScattering Mie, un lavoro pubblicato da mwxqGustav Mie nel mwxg1908. I continui progressi nei metodi computazionali e nella teoria ottica hanno portato ad una comprensione sempre più completa del fenomeno degli arcobaleni. Per esempio, una visione moderna dell'arcobaleno è stata offerta dal fisico brasiliano Herch Moysés Nussenzveig.

Descrizione

Occorrenza del fenomeno

Gli arcobaleni possono essere osservati ogni qualvolta ci siano mwywgocce di mwzaacqua mwzqdisperse nell'mwzgaria e mwzwluce solare proveniente da dietro l'osservatore a una bassa altezza.

L'arcobaleno più spettacolare si può vedere quando metà del cielo è ancora scuro per le mw0wnuvole di pioggia e l'osservatore si trova in un punto con il cielo pulito sopra. L'effetto dell'arcobaleno è anche comune vicino alle mw1acascate o alle mw1qfontane. A volte si possono vedere frange di arcobaleno ai bordi delle nuvole illuminate da dietro e come bande verticali nella mw1gpioggia distante o nelle mw1wvirghe. L'effetto si può anche creare artificialmente disperdendo goccioline di acqua nell'aria durante un giorno soleggiato, ad esempio utilizzando uno spruzzino da mw2agiardino, a condizione che le gocce d'acqua siano in gran numero e molto fini.

Interpretazione scientifica

L'arcobaleno ha origine dalla mw7wdispersione ottica della luce solare che attraversa le gocce di pioggia. La luce viene prima rifratta quando entra nella superficie della goccia, mw8ariflessa sul retro della goccia e ancora rifratta uscendo dalla goccia. L'effetto complessivo è che la luce in arrivo viene riflessa in una larga gamma di angoli, con la luce più intensa riflessa con un angolo di 42°.cite-ref-ngs-1-3[1]

La quantità di luce che viene rifratta dipende dalla sua mw9glunghezza d'onda, e quindi dal suo colore. La luce mw9wblu (onde più corte) viene rifratta a un angolo più grande di quella mw-arossa, ma siccome l'area nel retro di una gocciolina ha un mw-qpunto focale al suo interno, lo mw-gspettro lo attraversa, e così la luce rossa appare più alta nel cielo, formando i colori esterni dell'arcobaleno. La luce dietro alle gocce di pioggia non va in mw-wriflessione interna totale e un poco di luce emerge dal retro; tuttavia, la luce che viene fuori dal retro della goccia non crea un arcobaleno tra l'osservatore e il sole perché lo spettro emesso dal retro non ha un massimo di intensità, come hanno gli altri arcobaleni visibili, e quindi i colori si mescolano tra loro piuttosto che formare un arcobaleno.

Aspetto

Posizione

Un arcobaleno non è qualcosa di concreto che abbia esistenza effettiva in una particolare posizione del cielo. Si tratta solo di un mw-wfenomeno ottico la cui posizione apparente dipende dal punto in cui si trova l'osservatore e dalla posizione del Sole. Tutte le gocce di pioggia rifrangono la luce solare nello stesso modo, ma solo la luce di alcune di esse raggiunge l'occhio dell'osservatore. Questa luce è quella che costituisce l'arcobaleno per quel determinato osservatore.

La posizione di un arcobaleno nel cielo è sempre dalla parte opposta rispetto al Sole.

L'arco è centrato sull'ombra della testa dell'osservatore, apparendo a un angolo di 40°–42° rispetto alla linea tra la testa dell'osservatore e la sua ombra. Come risultato, se il Sole è più alto di 42°, allora l'arcobaleno si trova sotto l'orizzonte e non può essere visto siccome di solito non ci sono abbastanza goccioline di pioggia tra l'orizzonte (che è l'altezza degli occhi) e la terra per contribuirvi. Eccezioni avvengono quando l'osservatore si trova sopra la terra, per esempio su un mwaqyaeroplano, su una montagna o su una cascata. Da un aeroplano si ha l'opportunità di vedere un cerchio intero di arcobaleno, con l'ombra dell'aereo nel suo centro. Questo fenomeno potrebbe essere confuso con il fenomeno mwaqcgloria, ma una gloria è solitamente molto più piccola, coprendo solo 5°–20°.

Forma

L'arcobaleno appare in genere nella forma di un arco di circonferenza nel cielo, con il centro dell'arcobaleno posizionato sotto l'orizzonte e in direzione opposta a quella del Sole, nel cosiddetto "mwaqopunto antisolare".cite-ref-ngs-1-4[1]

La forma circolare dell'arcobaleno deriva dal fatto che l'angolo che massimizza l'intensità dei raggi solari riflessi dalle gocce d'acqua risulta essere costante, di circa 42° rispetto all'osservatore.

L'interno di un arcobaleno è sempre leggermente più luminoso dell'esterno.

Dimensione

L'angolo è indipendente dalla dimensione della goccia, ma dipende dal suo mwaruindice di rifrazione. L'acqua del mare ha un indice più alto di quella della pioggia, quindi il raggio di un arcobaleno negli spruzzi di acqua di mare è più piccolo di quello di un arcobaleno di pioggia. Questo è visibile a occhio nudo dal disallineamento di questi due archi.cite-ref-5[5]

L'angolo di arcobaleno è espresso dalle seguenti espressioni valide per l'arco primario e l'arco secondario:

mwar0 θ θ = 4 arcsin ⁡ ⁡ ( b η η ) − − 2 arcsin ⁡ ⁡ ( b ) {\displaystyle \theta =4\arcsin \left({\frac {b}{\eta }}\right)-2\arcsin(b)} arco primario

mwasa θ θ = π π − − 6 arcsin ⁡ ⁡ ( b η η ) + 2 arcsin ⁡ ⁡ ( b ) {\displaystyle \theta =\pi -6\arcsin \left({\frac {b}{\eta }}\right)+2\arcsin(b)} arco secondario

Nelle espressioni riportate b rappresenta il parametro di impatto e cioè la distanza relativa di un raggio di luce rispetto al centro di una goccia d'acqua, θ rappresenta l'angolo sotto cui dall'osservatore e dal sole si vede un punto appartenente all'arcobaleno e η è l'indice di rifrazione dell'acqua.

Espressioni delle intensità luminose al variare del parametro di impatto possono essere trovate nel saggio intitolato “Arcobaleno, Breve saggio sulla storia della conoscenza del fenomeno. Trattazione divulgativa secondo l’ottica geometrica”cite-ref-6[6].

Spettro e sequenza dei colori

Visivamente è un mwaskarco multicolore, rosso sull'esterno e mwasoviola sulla parte interna, senza transizioni nette tra un colore e l'altro. Comunemente, tuttavia, lo spettro continuo viene descritto attraverso una sequenza di bande colorate; in base alla mwasssimbologia del numero sette, la suddivisione tradizionale distingue sette colori: mwaswrosso, mwas0arancione, mwas4giallo, mwas8verde, mwatablu, mwateindaco e mwativioletto.cite-ref-ngs-1-5[1]cite-ref-7[7] Ciò secondo la cultura popolare (ad es. nella mwatsbandiera della pace, dove però al posto dell’indaco c’è l’azzurro). Dal punto di vista fisico i colori dello spettro di luce visibile sono solo sei: i tre colori primari e i tre secondari; l’indaco è una semplice sfumatura intermedia tra blu e violetto (se si volessero includere anche i mwatwcolori terziari, allora sarebbero in totale dodici). La visione dell’arcobaleno è la conseguenza della mwat0dispersione e della mwat4rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce stesse. In casi più rari è possibile assistere a più arcobaleni, solitamente due, di cui uno appare più attenuato.

Un arcobaleno abbraccia uno spettro continuo di mwauacolori (non ci sono mwauebande, anche se normalmente vengono stabiliti degli intervalli approssimati per ciascun colorecite-ref-8[8]). La discretezza apparente è un artefatto dovuto ai fotopigmenti presenti nell'occhio umano e al trattamento neurale degli output dei fotorecettori nel cervello. Visto che la risposta di picco dei recettori di colore umani varia da persona a persona, individui diversi vedranno colori leggermente differenti, e le persone con daltonismo vedranno un insieme ridotto di colori. Tuttavia generalmente si pensa che i colori elencati di seguito possano essere rappresentativi di come una persona con normale visione dei colori veda l'arcobalenocite-ref-9[9].

Attualmente gli scienziati che si occupano di ottica tendono a non riconoscere l'mwausindaco come una divisione separata e classificano come violetto lunghezze d'onda più corte di circa 450mwauw nmcite-ref-hunt-10-0[10] (secondo Hardy e Perrin la lunghezza d'onda dell'indaco è fra i 446 e i 464mwave nmcite-ref-11[11]).

I colori visibili nell'arcobaleno non sono puri colori spettrali. Ci sono sbavature spettrali dovute al fatto che per ogni lunghezza d'onda particolare, vi è una distribuzione di angoli di uscita, piuttosto che un angolo invariabile singolo.cite-ref-12[12]

In rari casi, un arcobaleno notturno può essere visto nelle notti di forte luce lunare ma, dato che la percezione umana dei colori in condizioni di poca luminosità è scarsa, gli mwavwarcobaleni lunari sono percepiti come bianchi.cite-ref-13[13]

Le lunghezze d'onda non visibili dell'arcobaleno sono costituite da radiazione con lunghezze d'onda maggiori rispetto a quelle della luce visibile, posizionate all'esterno dell'arco visibile, cioè dopo il rosso (nell'ordine: radiazione infrarossa e onde radio), e radiazione con lunghezze d'onda minori rispetto a quelle della luce visibile, posizionate all'interno dell'arco visibile, cioè prima del violetto (nell'ordine: raggi ultravioletti, raggi-X e raggi gamma).cite-ref-ngs-1-6[1]

Varianti

Arcobaleno secondario

A volte un mwawkarcobaleno secondario, più scuro e più grosso, è visibile all'esterno dell'arco primario. Gli arcobaleni secondari sono provocati da una doppia riflessione della luce solare dentro le gocce di pioggia, e appare a un angolo di 50°–53°. Come risultato della seconda riflessione, i colori dell'arcobaleno secondario sono invertiti in confronto a quelli del primario, con il blu all'esterno e il rosso all'interno. L'area scura di cielo non illuminato posta tra l'arcobaleno primario e quello secondario viene chiamata mwawobanda di Alessandro (da mwawsAlessandro di Afrodisia, che la descrisse per primo).

Arcobaleni supernumerosi

Un terzo, o triplo, arcobaleno si può vedere in rare occasioni, e pochissimi osservatori hanno riportato l'avvistamento di arcobaleni quadrupli, nei quali l'arco più esterno, molto più fioco, aveva un aspetto increspato e pulsante. Questi arcobaleni apparirebbero dallo stesso lato nel cielo dove si trova il sole, rendendoli molto difficili da avvistare.

Altre volte può essere osservato un altro meraviglioso fenomeno di arcobaleno, consistente in diversi deboli arcobaleni nel lato interno dell'arco primario e, molto raramente, anche all'esterno di quello secondario. Sono leggermente separati e hanno bande di colori pastello che non entrano nello schema classico. Questi sono conosciuti come arcobaleni "supernumerosi", e non è possibile spiegare la loro esistenza utilizzando la geometria mwaz0ottica classica. I fiochi archi alternati sono provocati da mwaz4interferenze tra i raggi di luce che seguono percorsi leggermente diversi con lunghezza d'onda leggermente diverse all'interno delle gocce di pioggia. Alcuni raggi sono in mwaz8fase rinforzandosi l'un l'altro attraverso un'mwaaainterferenza costruttiva, creando una banda molto luminosa; altri sono fuori fase fino a mezza lunghezza d'onda, cancellandosi a vicenda attraverso mwaaeinterferenza distruttiva, creando un buco. Data la differenza tra gli angoli di rifrazione per raggi di diversi colori, i modelli dell'interferenza sono leggermente diversi per questi ultimi, così ogni banda luminosa è differenziata nel colore, creando un arcobaleno in miniatura. Gli arcobaleni supernumerosi sono meglio visibili quando le gocce di pioggia sono piccole e di dimensioni simili. L'esistenza reale di tale tipo di arcobaleno è stato storicamente un primo indizio della natura mwaaiondulatoria della luce e la prima spiegazione fu fornita da mwaamThomas Young nel mwaaq1804.

Arcobaleno riflesso

Altre varianti di arcobaleno vengono prodotte quando la luce solare si riflette su una massa di acqua. Là dove la luce si riflette sull'acqua prima di raggiungere le gocce di pioggia, si produce un arcobaleno "di riflesso". Questi arcobaleni condividono gli stessi punti finali del normale arcobaleno ma hanno un arco molto più grande quando tutto esso è visibile. Sia l'arco primario sia quello secondario riflessi possono essere osservati.

Un arcobaleno riflesso, in contrasto, viene prodotto quando la luce che è stata prima riflessa dentro le gocce viene riflessa da una massa di acqua prima di raggiungere l'osservatore. Un arcobaleno riflesso non è un'immagine specchiata dell'arco primario, ma è posizionata a un angolo dipendente dall'altezza del sole. Entrambi i tipi si possono vedere nell'immagine a destra.

Arcobaleno monocromatico

All'alba o al tramonto, quando il Sole è molto basso nel cielo e si forma un arcobaleno, le componenti blu e verdi della luce vengono diffuse ed è possibile osservare solo quello gialle e rosse. Questo causa la visione di un arcobaleno rosso.cite-ref-14[14]

Tecnica fotografica

È difficile fotografare l'arco completo di un arcobaleno, poiché questo richiede un mwabyangolo visivo di 84°. Con una mwabcfotocamera formato 35mwabg mm, è necessaria una mwabklente con una lunghezza focale di 19mwabo mm, mentre la maggior parte delle fotocamere compatte è dotata di lenti con focale minima di 28mwabs mm. Un sistema per aggirare questo limite è l'utilizzo di appositi programmi, facilmente reperibili in rete, che permettono di fare un "collage" di più immagini.

Gli arcobaleni nella cultura

Arcobaleni in mitologia e in religione

L'arcobaleno ha avuto un posto nelle leggende a causa della sua bellezza e alla difficoltà nello spiegare il fenomeno, anche dopo gli studi antichi e prima che mwacgGalileo studiasse le proprietà della luce, (anche se mwackTeodorico di Freiberg aveva dato una spiegazione soddisfacente nel XIII secolo).

In mwacsGenesi mwacw9,13cite-ref-15[15], l'arcobaleno è un segno del Patto tra mwadiDio e l'umanità: dopo che mwadmNoè sopravvive al diluvio universale nella storia dell'mwadqArca di Noè Dio inviò un arcobaleno per promettere che non avrebbe mai più inondato la terra. L'arcobaleno è anche diventato il simbolo per un movimento moderno nella mwadureligione ebraica chiamato B'nei Noah (figli di Noè). I B'nei Noah sono coloro, al contrario degli attuali e maggioritari seguaci del mwadcfariseismo, che continuano a professare nel modo del loro antenato Noè. Il movimento di Noè ha le sue radici nella tradizione ebraica, specificamente nel mwadgTalmud.

Il Corpo di Arcobaleno è un concetto importante nel mwaecbuddhismo tibetano.

Nella mwaekmitologia indiana l'arcobaleno è chiamato Indradhanush, con il significato di arco di mwaesIndra, il dio del mwaewfulmine e del mwae0tuono.

Nella mwae8mitologia greca, l'arcobaleno era considerato un fenomeno atmosferico affascinante e legato alle divinità: si tratta infatti di un sentiero creato dalla messaggera mwafaIris tra terra e paradiso.

Nella mwafimitologia cinese, l'arcobaleno era una spaccatura nel cielo sigillata dalla dea mwafmNüwa con pietre di sette colori differenti.

Nella mwafumitologia norrena, un arcobaleno chiamato Ponte di mwafyBifrǫst collega i regni di mwafcÁsgarðr e mwafgMiðgarðr, che sono rispettivamente le dimore delle mwafkdivinità e degli umani.

Nella mwafsmitologia irlandese, il nascondiglio segreto del mwafwleprechauno, una sorta di mwaf0folletto, è una mwaf4pentola piena di mwaf8oro, che viene generalmente posta alla fine dell'arcobaleno, un posto praticamente impossibile da raggiungere. Analogamente alla mitologia irlandese, in Sardegna, si dice che sotto l'arcobaleno vi sia una pentola di monete d'oro o, comunque, un tesoro (su scruxoxu, in campidanese).

Arcobaleni nell'arte e nella fotografia

Molti pittori hanno rappresentato l'arcobaleno. Frequentemente questi hanno un'importanza simbolica o programmatica. (Vedi, per esempio, la mwahmmwahqMelencolia I di mwahuAlbrecht Dürer). In particolare, l'arcobaleno appare spesso nell'arte religiosa (Vedi il mwahyGiudizio Finale di mwahcRoger van der Weyden e mwahgL'offerta di ringraziamento di Noè di mwahkJoseph Anton Koch mostrate sopra). Tuttavia, i pittori di paesaggi del Romanticismo come mwahoWilliam Turner e mwahsJohn Constable si sono preoccupati maggiormente nel registrare gli effetti momentanei della luce (Vedi ad esempio La cattedrale di Salisbury vista dai terreni del vescovo, anche soprannominato la Cattedrale di Salisbury dai Prati di Constable). Altri esempi degni di nota appaiono in lavori di mwah0Hans Memling, mwah4Caspar David Friedrich e mwah8Peter Paul Rubens.

L'arcobaleno è un soggetto molto apprezzato dai mwaiefotografi, permettendo a volte sorprendenti scatti come la "mwaiiHarpe de Lumière" di Georges Noblet (mostrata sotto).

Arcobaleni in letteratura

mwajsVirginia Woolf nel mwajwmwaj0To the Lighthouse (mwaj4Verso il faro) evidenzia la caducità della vita e la mortalità dell'Uomo attraverso il pensiero della signora Ramsey: mwaj8"Era tutto effimero come un arcobaleno".

Una poesia di mwakeWilliam Wordsworth del 1802, "My Heart Leaps Up When I Behold The Rainbow" ("Il mio cuore batte più forte quando intravedo l'arcobaleno"), comincia così:

(inglese)

«

My heart leaps up when I behold

A rainbow in the sky:

So was it when my life began;

So is it now I am a man;

So be it when I shall grow old,

Or let me die!…

»

(italiano)

«Il mio cuore batte più forte quando intravedo

un arcobaleno nel cielo:

Così fu quando cominciò la mia vita;

Così è ora che sono un uomo;

Così sia quando invecchierò,

O lasciatemi morire!…»

(William Wordsworth, My Heart Leaps Up When I Behold The Rainbow)

La spiegazione newtoniana dell'arcobaleno si dice abbia provocato la lamentela di mwakqJohn Keats nella sua poesia "Lamia" nel 1820:

(inglese)

«

Do not all charms fly

At the mere touch of cold philosophy?

There was an awful rainbow once in heaven:

We know her woof, her texture; she is given

In the dull catalogue of common things.

Philosophy will clip an Angel's wings,

Conquer all mysteries by rule and line,

Empty the haunted air, and gnomed mine –

Unweave a rainbow

»

(italiano)

«Non tutti gli incantesimi volano

Al mero tocco della fredda filosofia?

C'era un terribile arcobaleno un tempo nei cieli:

Conosciamo il suo ordito, la sua trama; è riposto

Nel catalogo ottuso delle cose comuni.

La filosofia taglierà le ali di un Angelo,

Conquisterà tutti i misteri con leggi e linee,

Svuoterà la spettrale aria, e la miniera degli gnomi –

Disferà un arcobaleno»


In contrasto con questa visione c'è mwakcRichard Dawkins, che parlando del suo libro mwakgUnweaving the Rainbow: Science, Delusion and the Appetite for Wonder (mwakkDisfare l'arcobaleno: scienza, illusione e l'appetito per la meraviglia), scrisse:

"Il mio titolo viene da Keats, il quale credeva che Newton avesse distrutto tutta la poesia dell'arcobaleno riducendolo ai colori prismatici. Keats non avrebbe potuto essere più in errore, e il mio scopo è guidare tutti coloro che sono tentati da una simile visione dei fatti verso la conclusione opposta. La scienza è, o dovrebbe essere, l'ispirazione per grandi poemi".

mwak0mwak4The Rainbow (L'Arcobaleno) è il titolo di una favola del mwak81915 dell'autore britannico mwalaDavid Herbert Lawrence;

mwalmL'alba e il tramonto erano i piedi dell'arcobaleno che misuravano il giorno, e lei vide la speranza, la promessa.

Gli arcobaleni nella cultura di massa

L'arcobaleno è stato usato anche in contesti più contemporanei, come nella canzone mwamqmwamuOver the Rainbow o nel film musicale mwamymwamcIl mago di Oz, la canzone mwamgThe Rainbow Connection dal mwamomwamsFilm dei Muppet, e nella vendita dei "Lucky Charms" (un cereale per la colazione) alludendosi pesantemente alla mitologia del mwamwleprechaun.

Il gruppo fondato da mwam4Ritchie Blackmore, storico chitarrista dei mwam8Deep Purple, dopo aver abbandonato la band madre, è chiamato proprio mwanaRainbow, che ha usato spesso l'arcobaleno nelle sue copertine.

La nave di mwaniGreenpeace, la mwanmmwanqRainbow Warrior (letteralmente mwanuGuerriero dell'Arcobaleno) fu battezzata da una profezia dei mwancnativi americani mwangCree che diceva "Quando il mondo sarà malato e morente, la gente si alzerà come Guerrieri dell'Arcobaleno…".

La mwanoRainbow Coalition è un gruppo di azione sociale nato a Chicago in Illinois da mwansJesse Jackson dal quale egli lanciò la sua piattaforma nazionale di riforme politiche e sociali.

I Rainbow Gathering (Raduni Arcobaleno), sono raduni di mwan4hippie che si incontrano su terreni pubblici con la missione di esporre le idee di pace, amore, libertà e comunione. Negli anni 'mwan860, artisti come mwaoaPeter Blake fecero uso dei colori dell'arcobaleno in stampe iconiche come mwaoeBabe Rainbow, e successivamente, mwaoiBobbie Rainbow.

Storicamente, una bandiera arcobaleno fu usata nella mwaoqGuerra dei contadini tedeschi nel XVI secolo come segno di una nuova era, di speranza e cambiamento sociale. Le bandiere arcobaleno sono anche state usate come simbolo del movimento cooperativo, come un simbolo di pace, specialmente in mwaocItalia, per rappresentare il mwaogTawantin Suyu, o il territorio mwaokInca, in mwaooPerù e in mwaosEcuador, da alcune comunità mwaowdrusi nel mwao0Medio Oriente e dall'mwao4Oblast' autonoma ebraica.

Il mwapaSudafrica, dopo la fine del regime di mwapeapartheid, venne denominato mwapiRainbow Nation ("nazione arcobaleno", ovvero "nazione abitata da persone di diversi colori").

L'arcobaleno è presente anche nella mwapqbandiera della pace, in uso sin dalla mwapumarcia per la Pace Perugia-Assisi del mwapy1961, che vede disposti i sette colori in fasce orizzontali con il violetto in alto e il rosso in basso.

L'arcobaleno è diventato il simbolo universale di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (mwapgLGBT), che sono anche conosciuti come le "persone arcobaleno", un riferimento alla loro "diversità". L'arcobaleno appare nella mwapkbandiera del Gay pride, disegnata da Gilbert Baker per la Celebrazione della Libertà dei Gay a San Francisco del 1978. I colori dell'arcobaleno sono disegnati come strisce orizzontali, con il rosso in cima e il violetto in basso, ma sono sei anziché sette.

Il mwapsprisma che rifrange un raggio bianco di luce nei colori dell'arcobaleno è il soggetto di una delle copertine discografiche più famose di ogni tempo, quella di mwapwmwap0The Dark Side of the Moon dei mwap4Pink Floyd.

Gli arcobaleni svolgono un ruolo fondamentale all'interno del mwaqavideogioco mwaqemwaqiRainbow Islands della mwaqmTaito, in cui vengono usati dai protagonisti sia come arma sia come mezzo per arrampicarsi sulle piattaforme che costituiscono i livelli.

Note

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Voci correlate

• mwa20Fogbow
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Collegamenti esterni

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